La Distribuzione Digitale: come muoversi per distribuire le proprie autoproduzioni

Con questo articolo cerchiamo di spiegare nel modo più semplice possibile come approcciare una distribuzione digitale, per finalmente vedere venduto negli online store di tutto il mondo il proprio prodotto discografico.
La prima questione da risolvere, a monte di ogni sfruttamento, è di chi è la proprietà del master, chi è, ovvero, il produttore fonografico, il soggetto titolato a sfruttare commercialmente le registrazioni realizzate.
Il produttore fonografico è, in sintesi, la persona (o le persone) fisica o giuridica che ha pagato la registrazione (es: la band che ha pagato lo studio di registrazione) o, di fatto, si è occupato di realizzarla (es: le registrazioni fatte in casa). Nel caso più comune, quello di una band che si autoproduce nel proprio studio o paga uno studio di registrazione professionale per realizzare il proprio lavoro, si crea di fatto una comproprietà tra i membri della band su un bene (le registrazioni stesse). Sarebbe quindi opportuno fare una scrittura privata tra i membri della band nella quale:
1) definire chi sono i proprietari del master e le singole quote di proprietà. Sulla base di tali quote, si prendono democraticamente le decisioni sullo sfruttamento delle registrazioni, si stabiliscono nuovi investimenti e vengono divisi gli auspicabili ricavi;
2) individuare un membro della band che a nome di tutti firmi i contratti per lo sfruttamento del master (es: di distribuzione digitale), incassi i proventi e vada a suddividerli tra i comproprietari. Questo semplifica i rapporti contrattuali con i terzi;
3) specificare che i membri della band, in qualità di artisti interpreti ed esecutori concedono al produttore fonografico (anche se è la stessa band) il diritto di sfruttare in ogni modo e forma le esecuzioni rese nelle registrazioni. Questo salva il prodotto da ogni problema nei rapporti futuri tra i membri della band (es: membri della band che lasciano il gruppo o vengono allontanati in malo modo e cercano quindi di bloccare il futuro sfruttamento del disco).
Una tale scrittura è necessaria per evitare questo tipo di problemi in futuro. Peraltro, chiunque voglia sfruttare commercialmente il vostro master, vi chiede garanzia che voi ne siate i proprietari e che il master sia privo di problemi legali. Sta a voi quindi mettere al sicuro il vostro lavoro da ogni problema legale e questo vuol dire:
1) ottenere anche dagli altri musicisti esterni alla band che hanno suonato nel disco una opportuna dichiarazione liberatoria, con la quale vi concedono l’utilizzo delle loro esecuzioni (gratuitamente o in cambio di un compenso), ed eventualmente l’uso della loro immagine;
2) evitare che terzi vantino diritti sul vostro master (che so, lo studio di registrazione, pagato in nero, potrebbe sempre sostenere che non è stato pagato e che quindi il master è suo);
3) ottenere i diritti sulle fotografie che vi ritraggono e che volete usare nella promozione del vostro disco, se non realizzate da voi stessi;
4) ottenere i diritti sulle parti grafiche del disco, se non realizzate da voi stessi;
5) versare i contributi previdenziali a coloro che hanno effettuato prestazioni nel corso della realizzazione del disco (musicisti, arrangiatori, produttori artistici, fonici, ecc.).
Potete comprendere come tali adempimenti siano delicati: si tratta di mettere in sicuro tanto del vostro lavoro. Per tale ragione si consiglia vivamente di non utilizzare formulari presi da Internet, ma di rivolgersi a un consulente legale specializzato in diritto della musica, che possa aiutarvi a fare tutto per bene. Può in alcuni casi rappresentare un costo, ma non mettereste un candelotto di dinamite alle fondamenta della vostra nuova villa, vero?

Chiarita di chi è la proprietà del master e delle grafiche del vostro disco, si può ora andare a caccia di contratti di distribuzione digitale. Tendenzialmente, gli aspetti a cui fare maggiormente attenzione sono i seguenti:
1) Durata del contratto e rinnovi: cercare di fare contratti di durata breve, uno, massimo due anni, oppure dai quali è possibile recedere in qualunque momento, con un preavviso di qualche giorno (normalmente 90). Questo per due semplici ragioni:
a. nel mondo del digitale è ogni anno è un secolo, la situazione evolve molto velocemente. Se pensate che solo 5 anni fa nessuno conosceva Myspace in Italia e che oggi appare già un social network quasi finito, avete una idea della velocità alla quale evolve lo scenario;
b. anche la vostra carriera potrebbe muoversi velocemente: potreste trovarvi a ricevere proposte interessanti da un’etichetta discografica che ha una propria distribuzione digitale diversa dalla vostra e quindi trovarvi nella necessità di svincolarvi dall’accordo precedente.
State particolarmente attenti alle clausole di rinnovo automatico (“il contratto si rinnova di altri n anni se non disdetto entro il….”).
2) Esclusive territoriali ed eccezioni: qualunque distributore digitale serve, tra gli oltre 400 digital music store internazionali, solo alcuni di essi, e ve ne fornisce un elenco, normalmente in allegato al contratto. È chiaro che il distributore vuole lavorare in esclusiva con voi, ovvero vuole evitare che vi sia un altro distributore che propone allo stesso negozio digitale i vostri brani. Per tale ragione i contratti di distribuzione digitale sono normalmente in esclusiva per i brani affidati e per tutto il mondo. Tuttavia, potreste chiedere al distributore di lasciarvi coprire autonomamente o con un altro distributore i negozi o i territori che lui non serve (magari per contattare direttamente dei portali dedicati al vostro genere musicale) e di caricare sul vostro sito sui vostri profili di social network le vostre registrazioni, anche solo per lo streaming gratuito. Assolutamente da evitare, in questa fase, esclusive anche sui vostri prossimi lavori.
3) Costo della distribuzione digitale: ogni distributore digitale ha la sua politica in merito. Vi sono distributori che vi chiedono sino al 35% di quanto genera ciascun download (che, per la cronaca, non è calcolato sul prezzo di vendita al pubblico, ma su quanto il distributore riceve dal negozio digitale), e vi sono distributori che vi chiedono una flat fee, talvolta annuale, talvolta una tantum per ogni registrazione che volete distribuire, lasciandovi poi anche il 100% dei guadagni. Ci sono anche le vie di mezzo. È chiaro che se le aspettative di downloading sono basse, è più conveniente il primo tipo di accordo, che non comporta spese. Il secondo tipo di accordo risulta invece conveniente nel momento in cui avete certezza che con i proventi dei downloading coprirete le spese annuali di distribuzione.
4) Eventuali prelazioni e opzioni: è bene evitare ogni altro tipo di impegno che non sia strettamente legato alla distribuzione digitale. Mettere i propri brani in distribuzione digitale è infatti operazione molto semplice che non giustifica ulteriori pretese da parte del distributore, come la cessione delle edizioni musicali sui brani contenuti nel disco, o altre pretese rispetto alla vostra carriera.
5) Promozione e velocità: aspetto spesso non contrattuale, ma da valutare sempre, è la bravura e l’affidabilità del distributore. Questa non è scritta sul contratto ed è quindi compito vostro scegliere bene il da farsi. Vi sono distributori digitali che, se credono nel vostro progetto, lavorano per promuoverlo online, attraverso portali, banner, iniziative speciali. Tale promozione può essere gratuita o a pagamento, a seconda del distributore, così come potrebbe essere standardizzata o fatta esclusivamente per voi. Valutate inoltre la velocità che il distributore ha nel risolvere i problemi (quanto ci vuole per l’uploading dei brani, in che tempi rispondono alle vostre richieste, ecc.): in un mercato così veloce, la velocità nel problem solving può essere determinante;
6) Aspetti fiscali: anche se non ne abbiamo la percezione, la commercializzazione di un prodotto fonografico è a tutti gli effetti un’attività di impresa che richiederebbe l’apertura di una posizione da professionista (partita I.V.A. per ditta individuale o addirittura costituzione di una società). Molti distributori, nel momento in cui vi devono pagare i vostri compensi si aspettano di ricevere una fattura (documento fiscale che può produrre solo chi ha una partita I.V.A:.) e questo potrebbe risultare un ostacolo nella firma dell’accordo o nella prosecuzione del medesimo. Verificate prima di firmare il contratto, come gestire tale aspetto.»

Un’ultima possibilità è quella poi di affidarsi a delle “net label”. Le net label sono praticamente delle etichette discografiche online, che invece di pubblicare produzioni su supporto materiale, pubblicano musica in formato digitale. Le net label, che nascono molto spesso da gruppi di artisti e appassionati, puntano solitamente sul free download, sulla pubblicazione delle canzoni sotto licenze Creative Commons, dando molta importanza alla presenza sul web e al file sharing.
A parte questi punti, più o meno condivisi da tutte le net labels, non c’è un vero e proprio modello di funzionamento comune, essendo ancora una realtà in formazione. Può capitare, spesso, che anche un’etichetta di dischi tradizionali abbia a sua volta una net label, magari per produzioni più sperimentali.
Il vantaggio è quello di far parte di grandi vetrine online e di avere quindi possibilità in più per far conoscere la vostra musica.

Sia chiaro che se le net label si limitano a girare le vostre registrazioni a un distributore digitale con il quale hanno un rapporto abituale, sono inutili. Potete benissimo contattare voi stessi il distributore digitale e, con un minimo di investimento di tempo nel seguire il rapporto, risparmiare il prelievo di un intermediario (che normalmente si tiene la metà dei vostri compensi). Un’etichetta, tradizionale o digitale, deve innanzitutto occuparsi di promuovere il vostro prodotto, che è sempre la chiave di volta del successo di un disco.
Attenzione poi alle etichette che vi propongono una licenza esclusiva non solo per la distribuzione digitale, ma anche per quella fisica senza tuttavia impegnarsi a stampare una sola copia del vostro disco. Cosa venderete ai vostri concerti?

Quanto infine a caricare la propria musica sui social network o sul proprio sito, anche solo per lo streaming gratuito, si ricorda che per procedere in regola bisogna:
1) essere i proprietari del master o avere dal proprietario l’autorizzazione a caricare tali contenuti;
2) essere gli autori delle opere o avere dagli autori l’autorizzazione a caricare tali contenuti. Si ricorda che se gli autori delle opere musicali che si vogliono caricare sono iscritti alla S.I.A.E. (anche qualora fossero gli stessi membri della band), allora, è necessario sottoscrivere con la S.I.A.E. una licenza annuale di autopromozione (ulteriori informazioni in merito alla licenza più adatta si trovano sul sito della S.I.A.E.). L’adempimento va fatto anche per i social network in attesa che la S.I.A.E. concluda accordi specifici coi medesimi.

* Questo articolo appare in diverse versioni in Rockerilla, gennaio 2012, e in Daniele Coluzzi, ROCK IN PROGRESS. Promuovere, distribuire, far conoscere la vostra musica, Effequ, 2012.

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Autore

Andrea Marco Ricci

Avvocato, dottore di ricerca in Informatica Giuridica e Diritto dell’informatica, docente, divulgatore. È il promotore, fondatore e presidente di Note Legali, Associazione italiana per lo studio e l’insegnamento del diritto della musica.