Passaggi radio e SIAE: quanto si guadagna?

Il seguente articolo è stato precedentemente pubblicato nella rubrica “Note Legali risponde” tenuta sul sito Plindo, in forma di domande specifiche degli utenti e nostre risposte. Lo ripubblichiamo qui integralmente, trovando questa forma utile per aiutare la comprensione dei nostri lettori.

Se il mio brano viene passato in radio, quanto ci guadagno? E quanto ci guadagna la SIAE? un mio brano, vale quanto uno di Vasco Rossi?

 Il passaggio radiofonico di opera musicale può essere soggetta a diversi criteri di ripartizione dei proventi da diritti d’autore incassati.

Precisiamo subito che l’emittente deve pagare sempre e comunque alla SIAE quanto dovuto in diritti d’autore, in quanto è assai improbabile che non trasmetta neanche un’opera del vastissimo repertorio amministrato da SIAE.

Detto questo, il nodo è capire come vengono distribuiti quei compensi, distinguendo, in via generale, tre casi: 1) emittente radiofonica con fatturato rilevante, quindi sul versato in diritto d’autore, stabilito dalla SIAE (di fatto, le radio a diffusione nazionale e altri limitati casi); 2) emittente radiofonica con fatturato inferiore al caso 1) (soprattutto le radio a diffusione locale); 3) web-radio.

Nel caso 1) e nel caso 3), l’emittente deve consegnare alla SIAE un programma/report analitico delle opere passate in radio, per cui i compensi incassati andranno distribuiti, in proporzione alla durata del brano e ad altri criteri, agli editori/autori/compositori delle opere effettivamente trasmesse.

Nel caso 2), invece, l’emittente non redigerà alcun programma/report di quanto trasmesso, per cui i compensi raccolti saranno distribuiti non agli autori delle opere trasmesse (non c’è documentazione dei passaggi!), bensì secondo altri criteri (come una proporzione rispetto a quanto incassato nel caso 1). Per quanto possa sembrare ingiusto, questo o un simile tipo di ripartizione non analitico si usa in tutto il mondo, Stati Uniti compresi, per cui non deve destare scandalo: difatti si giustifica per criteri di economicità, sarebbe troppo oneroso (sia per l’emittente che per la società di collecting) effettuare l’analitico a fronte dei compensi raccolti.

Chi volesse approfondire in merito, trova qui gli esatti criteri di ripartizione in vigore (sotto la Classe III, quale categoria).

Quanto alla SIAE, essa trattiene una sua percentuale, detta “aggio”, a copertura delle proprie spese amministrative (esattamente come tutte le società di collecting estere) ed è pari al 14% di quanto raccolto.

Infine, chiariamo che un brano di Vasco Rossi vale esattamente quanto quello di qualsiasi altro autore/compositore iscritto SIAE. Certo è che i brani di Vasco Rossi passeranno più frequentemente alla radio nei casi 1) e 3), generando quindi maggiori compensi anche nel caso 2).

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Autore

Andrea Michinelli

Avvocato, cofondatore e membro del consiglio direttivo di Note Legali, si occupa da anni di diritto dello spettacolo e delle nuove tecnologie, in particolare nel settore musicale.