Scenari futuribili: la fine del monopolio della SIAE. Che succederebbe con una liberalizzazione nella gestione del diritto d’autore?

È (purtroppo) noto come l’opinione che gli organizzatori di eventi hanno della SIAE sia spesso pessima: in parte perché non comprendono il lavoro che svolge (la raccolta dei compensi da diritto d’autore), percepito erroneamente come una tassa ingiustificata e non come stipendio degli autori, in parte per le tariffe che per alcune manifestazioni appaiono assai esose, in parte perché trovano a sportello mandatari “poco disponibili”.

Talvolta tale pessima opinione ce l’hanno anche gli stessi autori iscritti che vorrebbero una S.I.A.E. più moderna, efficiente, attenta al digitale e ai giovani autori e soprattutto non trovano nella maggior parte dei casi riscontro economico sufficiente a coprire la quota di iscrizione o di mandato annuale. Si guardino per esempio le polemiche relative alla ripartizione degli intrattenimenti musicali (concertino), o alla più recente delibera n°16 del 28 febbraio 2013, (ballo e concertino privato, con musica eseguita dal vivo o mediante strumento meccanico).

Il fatto è che il generale malcontento che c’è attorno a S.I.A.E. si sta incanalando in iniziative o dichiarazioni a sostegno della fine del monopolio dell’attività di raccolta dei compensi di (taluni) diritti d’autore, come se la liberalizzazione risolvesse in un colpo solo tutti i problemi che oggi risultano evidenti e gravosi. Si segnalano in merito le recenti dichiarazioni dell’on. Romano (Scelta Civica) (http://www.sceltacivica.it/doc/1227/diritto-dautore-torna-in-aula-la-mozione-sc-per-abolire-il-monopolio-siae.htm)  per l’abolizione del monopolio SIAE o di Battelli (M5S) (https://www.youtube.com/watch?v=6MiTgYyHQ6Q).

 Vale la pena, quindi provare a comprendere cosa succederebbe in tale caso.

Sia chiaro, tutti auspichiamo in una S.I.A.E. “migliore”. Tuttavia lo scopo di questo articolo non è assolutamente “difenderla a spada tratta”, ma semmai invogliare il lettore a ragionare razionalmente con la propria testa: non è infatti questa la sede per parlare delle criticità relative a come viene gestita S.I.A.E., di cui abbiamo scritto a lungo in altri articoli (vi invitiamo comunque a visitare il sito di S.I.A.E., per verificare le ultime iniziative di “modernizzazione”).

Premettiamo tre semplici domande, a cui abbiamo la presunzione di dare risposta:

1)       Qual è il principale scopo di una società di gestione collettiva? Concedere l’uso del proprio repertorio e incassare proventi da diritto d’autore per conto degli autori ed editori iscritti o mandanti.

2)       Cosa si aspettano gli autori dalla propria società di gestione collettiva? Incassi buoni o equi, ben ripartiti in forma analitica e spese di gestione basse.

3)       Cosa si aspettano gli utilizzatori da una società di gestione collettiva? Di spendere il meno possibile o quanto loro ritengono giusto e avere poca burocrazia.

Vediamo quindi che vi sono interessi contrastanti in cui è difficile trovare un punto di equilibrio soddisfacente per tutti.

 Ben sapendo che non tutti i musicisti sono esperti su tali temi, vogliamo quindi lasciare immaginare proprio ai nostri lettori cosa succederebbe se finisse il monopolio di S.I.A.E. nella raccolta dei compensi degli autori di musica ed entrassero sul mercato diverse società. Ciò ovviamente, senza considerare che la SIAE, per la sua natura di ente pubblico, svolge anche altri ruoli e altre funzioni che vanno oltre la raccolta del diritto d’autore e che il proprio potere ispettivo (cioè la possibilità di entrare in un locale a fare un controllo per vedere se il diritto d’autore è stato pagato, per esempio) si basa proprio su tale ruolo pubblicistico.

È chiaramente un gioco, una provocazione, una semplificazione estrema, che però riteniamo utile.

L’esercizio si basa sul concetto che il diritto d’autore è una sorta di diritto di proprietà (intellettuale) su l’opera musicale creata: pertanto non stiamo trattando di servizi sui quali le liberalizzazioni portano un generale beneficio ai consumatori in termini di risparmio di spesa e di migliori servizi (energie elettrica, trasporti, telefonia, ecc.).  Ecco l’esercizio:

Un contadino (l’autore Tizio) ha un frutteto di pere. Un altro (Caio) di mele. Al momento entrambi danno il proprio raccolto ad un unico intermediario (SIAE) che, rappresentando questi contadini in esclusiva, poi lo porta ai supermercati (gli utilizzatori), dietro un compenso percentuale (aggio). Secondo voi se Tizio e Caio decidessero di avvalersi di due intermediari diversi cosa succederebbe?

1)    Il supermercato comprerebbe solo mele, solo pere o continuerebbe a comprare entrambi i generi (repertori)?

2)    Il supermercato, di conseguenza, spenderebbe di più o di meno rispetto a prima?

3)    Il costo delle pere e delle mele aumenterebbe perché beni diversi, calerebbe perché beni in concorrenza o rimarrebbe invariato dividendosi tra le due tipologie di bene?

4)    Il costo di intermediazione sarebbe il medesimo?

5)    I guadagni di Tizio e Caio aumenterebbero o calerebbero?

6)    La categoria dei contadini sarebbe più o meno unita e tutelata?

7)    Il criterio con il quale si muoverebbero gli intermediari sarebbe prettamente di efficienza economica o orientato a interessi di categoria (non necessariamente economicamente misurabili)?

8)    Cosa potrebbero proporre i due intermediari per convincere i contadini a servirsi di loro? Su quali elementi potrebbero fare leva? Quale benefici potrebbero avere i due contadini nel rivolgersi all’uno o all’altro intermediario?

9)    I due nuovi intermediari avrebbero interesse a rappresentarsi a vicenda nei confronti dei supermercati (cioè chi contatta il supermercato propone sia le proprie mele che le pere dell’altro, a cui gira quanto raccolto dietro una percentuale e viceversa)?

10) Se i contadini che fanno la frutta più venduta (non necessariamente la più buona) si mettessero insieme e si facessero rappresentare da un unico intermediario, cosa cambierebbe rispetto alle domande fatte sopra?

11) Quanto tempo e investimento ci vorrebbe per una nuova società di gestione collettiva per entrare nel mercato? Come raccoglierebbe i propri compensi?

 A voi le risposte che speriamo vi diano maggiore consapevolezza di quali effetti avrebbe una liberalizzazione della gestione dei diritti d’autore per la musica in Italia.

Forse comprenderemo anche meglio perché, contrariamente a quanto falsamente si sostiene, oggi in nessun Paese d’Europa esistono, di fatto, al di là dell’esistenza di un monopolio legale o meno, due società di gestione collettiva concorrenti per la gestione del medesimo diritto della stessa categoria di soggetti. L’unico esempio rimane la liberalizzazione della gestione del diritto connesso in Italia, sul quale (ahimè), ci sarebbe molto da dire.

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Autore

Andrea Marco Ricci

Avvocato, dottore di ricerca in Informatica Giuridica e Diritto dell’informatica, docente, divulgatore. È il promotore, fondatore e presidente di Note Legali, Associazione italiana per lo studio e l’insegnamento del diritto della musica.