SIAE: quando esercitare i propri diritti diventa troppo oneroso

Si sono svolte il 1 marzo 2013, le prime elezioni della SIAE dopo il Commissariamento. Evitando commenti sui risultati – che nella musica hanno visto vincente la lista della Federazione degli Editori Musicali (capolista Filippo Sugar per Sugarmusic s.p.a.), per quanto attiene gli editori e la lista sostenuta da L’Associazione (presentata da Mario Lavezzi, capolista Gino Paoli), per quanto attiene gli autori – vale la pena fare alcune riflessioni rispetto alle difficoltà riscontrate nella partecipazione al voto.

Tra presenti (poco più di 500) e deleghe, hanno votato complessivamente solo 2.535 aventi diritto su oltre 100.000 soci SIAE: è la peggiore affluenza di sempre, più bassa ancora di quella del 2007 (7%), quando si poteva votare nella sede SIAE provinciale più vicina alla propria residenza.
Viene da farsi alcune domande. Come mai tanto astensionismo?

Se da un lato non vi sono scuse per i musicisti (autori), che continuano a disinteressarsi della vita del settore e del funzionamento della SIAE per poi lamentarsi sistematicamente che le cose non vanno bene o non funzionano (troppo facile…), dall’altro è innegabile che la procedura elettorale ha reso davvero difficile conoscere l’esistenza delle elezioni e troppo oneroso o complicato partecipare al voto.

Di fatti, il voto poteva essere espresso recandosi personalmente a Roma entro le 11 del 1 marzo (il che richiedeva necessariamente per molti italiani arrivare almeno la sera prima, con notevole carico di costi), o, in alternativa, conferendo una delega scritta con firma autenticata a chi poteva partecipare personalmente all’Assemblea.

Le modalità possibili per autenticare risultavano essere: notaio (onerosa), cancelleria di tribunale (non onerosa, ma non conosciuta da tutti), autentica presso l’anagrafe (consigliata anche da SIAE nel modulo di delega preparato sul proprio sito). Peccato che trattandosi di una delega per un voto, moltissimi uffici comunali si sono giustamente rifiutati di autenticare la delega in quanto non rientrante nei loro compiti (ex D.P.R. 445/2000), sostenendo per l’autenticazione della delega fosse sufficiente apporre la firma davanti al dipendente addetto dell’anagrafe (art. 38, comma 3). SIAE, d’altro canto, non avrebbe accettato deleghe senza autentica né autodichiarazioni. Molti autori ed editori, ricevuto il rifiuto delle cancellerie e degli uffici comunali hanno infine abbandonato il tentativo di votare.

Eppure alternative c’erano.
Si poteva prevedere che la delega fosse fatta attraverso il portale associati, che avrebbe comunque garantito certamente l’identificazione del delegante: era cosa teoricamente possibile in quanto la «delega conferita in via elettronica» era prevista dall’art. 13.4 dello Statuto, ma evidentemente, per ragioni di tempo, non si è fatto in tempo a fare l’apposito regolamento o predisporre il sistema informatico per farlo.
Si poteva fare adeguata pubblicità all’evento dandone comunicazione in tutte le sedi SIAE, o, quantomeno, una comunicazione sul portale associati. Non erano di certo modalità previste dall’art. 9 dello Statuto, ma non sarebbe di certo costato farle. Non si ambiva a una lettera di convocazione al domicilio degli autori (come sempre è stato fatto). Purtroppo, solo pochi autori visitano con regolarità il sito della SIAE o leggono il Corriere della Sera, quotidiano nel quale è stata pubblicato l’avviso di convocazione.
Si poteva utilizzare il sistema del voto per corrispondenza. Peraltro, tale sistema di voto, era già stato previsto nel regolamento elettorale proposto dal Comitato per la Revisione dello Statuto e dei Regolamenti negli ultimi lavori (2007-2010) proprio per favorire la partecipazione al voto, ma, come del resto tutti i lavori del Comitato, non è stato affatto considerato. Sarebbe stata già una innovazione, considerando che sino alle elezioni del 2007 il voto per corrispondenza era possibile solo per i residenti all’estero e per coloro che fossero impossibilitati a votare per ragioni di salute. Mi permetto di ricordare per esempio che il Nuovo IMAIE ha invece previsto un sistema di voto molto semplice: voto all’unico seggio di Roma (in sede) o, in alternativa, voto per corrispondenza. Gli artisti hanno ricevuto a casa propria il plico con tutte le istruzioni per votare un mese prima del voto e la busta già affrancata da rispedire. Non so dire se tale meccanismo sarebbe stato troppo costoso per SIAE, considerando gli oltre 100.000 iscritti, ma di certo avrebbe favorito una maggiore partecipazione al voto.

Per il futuro, l’art. 10, 4 del Nuovo Statuto della SIAE prevede che dalle prossime elezioni sia possibile il voto elettronico, ma comunque non in forma segreta. L’assenza di un voto segreto con conseguente pubblicità dei compensi guadagnati dagli aventi diritto in SIAE, rimane cosa affatto gradita, come è stato pubblicamente manifestato durante i lavori dell’Assemblea.

Alle difficoltà sorte nell’esercitare il proprio diritto di voto si è poi di recente aggiunto l’aumento della quota sociale della SIAE, che dal 1 gennaio 2013 risulta essere per gli autori di € 150,00 euro l’anno (contro i circa € 90 degli anni precedenti) e per gli editori € 600,00 euro l’anno (contro i circa € 413). Un aumento elevato, immotivato e improvviso, deliberato il 13 novembre 2012 e comunicato sul sito della SIAE soltanto il 4 gennaio 2013.

Insomma, l’impressione che SIAE sta dando a molti autori è che esercitare i propri diritti (di voto e d’autore) stia diventando più difficile e costo.
In proposito, voglio segnalare che è possibile ottenere le medesime prestazioni da SIAE (depositi, raccolta compensi, intermediazione diritti), rinunciando al rapporto associativo e diventando semplici mandanti (quota di iscrizione 60€ l’anno). Certo, si perde il diritto al voto (pesato!), il diritto al Fondo di Solidarietà (ora solo per indigenti), il diritto ad altri servizi (Vivaverdi oggi è online e l’assicurazione è stata tolta ad inizio 2012). È una alternativa da valutare, piuttosto che rinunciare ai propri diritti o iscriversi ad una società estera.

Il presente articolo appare, in altra forma, anche sul numero di aprile 2013 del mensile Chitarre

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Autore

Andrea Marco Ricci

Avvocato, dottore di ricerca in Informatica Giuridica e Diritto dell’informatica, docente, divulgatore. È il promotore, fondatore e presidente di Note Legali, Associazione italiana per lo studio e l’insegnamento del diritto della musica.