CISAC: Robin Gibb, ricorso alla Corte Europea

“La rete mondiale delle società di gestione collettiva dei diritti (come Siae, Sacem, Sgae ecc) ha rappresentato un immenso valore per le nostre carriere di autori. Quando i compositori scrivono non creano soltanto un prodotto. Noi creiamo qualcosa che, prima di tutto, proviene da noi stessi. Sì, un aspetto del nostro lavoro è certamente attinente a questioni professionali, ma prima di tutto questo lavoro fa parte della nostra personalità, delle nostre idee e delle nostre sensibilità, comprese le idiosincrasie. Passiamo ore alla ricerca di una frase perfetta..e se poi si possono trascorrere 5 minuti in allegria intorno ad un piano o a una chitarra, bisognerebbe ricordare che sono gli autori che hanno reso possibile quel momento!”
Con queste parole Robin Gibb, uno dei membri degli indimenticati Bee Gees, Presidente della Cisac, la Confederazione Internazionale delle Società di Autori e Editori, ha iniziato un suo intervento al PopKomm di Berlino, affermando che “qualche volta il mondo pensa che creare un’opera abbia meno valore che consumarla e quindi non riconosce la proprietà intellettuale”.
Gibb ha sottolineato quanto le Società di autori siano vicine agli autori, sostenendoli e cercando di raccogliere il compenso per il loro lavoro. “Continuano a farlo non solo nel momento del successo – ha precisato Gibb – ma nel corso di tutta la vita degli autori, che possono così dedicarsi a creare le loro opere”.
Il Presidente della Cisac ha messo in evidenza che la Cisac e le Società d’autori europee stanno subendo un attacco “da un’istituzione, come la Commissione dell’Unione Europea, che dovrebbe incoraggiare il riconoscimento del diritto d’autore e la diversità culturale in un’epoca digitale. Come forse saprete, le Società di autori sono accusate di ‘Pratica concertata’ che porrebbe restrizioni sulle licenze musicali multiterritoriali nell’ambito delle trasmissione via satellite, via cavo, e con Internet. Secondo la Commissione – ha proseguito Gibb – le Società evitavano la libera concorrenza tra loro. La decisione non mette al bando i reciproci accordi su una base bilaterale, ma proibisce alle Società di scambiarsi opinioni su una base multilaterale. Questa è una sciocchezza che rende la licenza internazionale per la musica più difficile di prima”. Fino ad ora, ogni Società d’autori rilasciava nel proprio ambito territoriale, una licenza che permetteva ad ogni utilizzatore dello stesso territorio di disporre dell’intero repertorio musicale mondiale, stabilendo di fatto uno sportello unico dei diritti che rappresentava un gran vantaggio per chiunque volesse utilizzarli.
Ancora Gibb ha sottolineato che la Commissione accusa le Società di autori di “non essere concorrenziali perché seguono il modello di contratto della Cisac riguardo all’iscrizione degli associati, all’esclusività e alla territorialità nei reciproci accordi. Ma non esistono clausole sul modo di associarsi o un’esclusività del modello di contratto della Cisac. Tutto ciò è già stato eliminato molto tempo fa”. Gli autori possono, infatti, scegliere d’iscriversi a qualsiasi Società.
Il Presidente della Cisac ha messo in evidenza che tutti gli autori e le Società che li rappresentano sono al corrente che “in un mondo digitale, dove le nuove tecnologie non sono ristrette in confini geografici, nuove risposte per le licenze multi territoriali devono essere trovate. I membri della Cisac erano in procinto di trovare soluzioni in questa direzione sottoponendole all’attenzione della Commissione. Ma questo lavoro è stato interrotto dalla decisione della Commissione europea. Paradossalmente in questo modo sono state bloccate le licenze per i nuovi servizi digitali ed è stato proibito alle Società di autori di discuterne. Questo non ha niente a che fare con le ‘Pratiche concertate’. In questo modo le società sono spinte ad una concorrenza sulle royalties che procureranno danni incalcolabili alla comunità degli autori” e difficoltà al mercato.
Gibb ha annunciato che “la Cisac intende chiedere alla Corte Europea di annullare la decisione della Commissione e chiedere il risarcimento dei danni. Nello scorso luglio, a Bruxelles, una delegazione di autori ha cercato di illustrare la situazione, ma dopo essere stati ascoltati gentilmente e dopo essere stati rassicurati sul fatto che le nostre esigenze sarebbero state considerate, ora abbiamo capito che siamo stati presi in giro”.
“Noi autori – ha sostenuto il Presidente della Cisac – vogliamo lavorare con tutti coloro che sono protagonisti per migliorare le licenze in Europa “ (e la diffusione della musica garantita da uno sportello unico dei diritti nelle diverse realtà territoriali)” perché ne va della nostra sopravvivenza. Le Società degli autori non sono Microsoft o Vodaphone. All’inizio dell’anno, l’Irlanda ha rifiutato con un referendum la costituzione dell’Unione Europea, un esempio del fatto che, pur essendo a favore di un’Europa unita, essi vedono la Commissione tenere un atteggiamento di nessun aiuto e dogmatico. Imploro la Commissione – ha concluso Gibb – di riaprire la discussione, usare il buon senso, eliminare questo concetto di violenta competizione, lasciarci lavorare per ottenere la crescita reale dell’economia (anche dell’ industria dei contenuti) dell’Europa digitale e nello stesso tempo offrire agli autori un modo per permettere loro di continuare a guadagnarsi la vita”.

Fonte: SIAE.

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