Lettera Audiocoop a organizzatori di Sanremo.59

Gentili organizzatori di Sanremo.59,
a pochi giorni dalla partenza ufficiale del contest web dedicato ad artisti giovani legato alla 59° edizione del Festival di Sanremo, con la presente vogliamo fare un primo bilancio, sollevare alcuni dubbi e porre delle domande.

Non nascondiamo che inizialmente l’operazione Sanremo.59 ha suscitato in noi e nei nostri associati larga approvazione, perché sembrava manifestare la volontà di tracciare, finalmente, una strada nuova verso il Festival di Sanremo, percorribile anche da chi non ha “santi in paradiso”.
Con il passare dei giorni l’entusiasmo iniziale è scemato, complici alcune modifiche al regolamento che hanno indubbiamente penalizzato chi si era mosso nei tempi stabiliti dal primo bando (ad esempio rispetto alle caratteristiche dei video che inizialmente escludevano categoricamente i videoclip, riaccolti benevolmente a pochi giorni dalla scadenza del bando), ma complici anche alcuni aspetti dello stesso, come la richiesta di cessione dei diritti sul video. Sarebbe forse bastata una licenza esclusiva per la durata del Festival ed una liberatoria non esclusiva una volta terminata la gara.
Quello che però ha onestamente lasciato tutti noi perplessi è il meccanismo del televoto, che inizialmente le “voci di corridoio” indicavano differente rispetto a quella che poi si è rivelata la realtà dei fatti.
La possibilità di televotare fino a 10 volte al giorno da ogni utenza, unita al dato di fatto che la sola promozione rispetto a questa iniziativa è “interna” e relegata prevalentemente al sito stesso di Sanremo.59, non portano che ad una triste conclusione: di fatto non è che un’operazione messa a punto con l’unico scopo di spingere i concorrenti ad auto votarsi e coinvolgere la cerchia di amici e parenti, spinti a “investire” somme di denaro ingenti per sperare di conquistare un posto nei 10 finalisti, gli unici che, a Festival in corso, riceveranno un reale ritorno promozionale.
Il meccanismo è perverso e diabolico, perché, come nel gioco d’azzardo, è un continuo rilancio della posta. Se il primo in classifica droga la votazione con migliaia di voti, chi segue, per stare in scia, non può che stare al gioco ed investire a sua volta ingenti somme. Perché alla fine è di questo che stiamo parlando. Nessuno fornisce pubblicamente dati ufficiali sul televoto, ma in base alle informazioni raccolte da chi sta provando a “stare in gara”, parliamo di migliaia di voti al giorno, al costo di 75 centesimi di euro l’uno. Si tratta di cifre enormi.
Così, considerato che stiamo parlando della Rai, la televisione pubblica, e nello specifico del Festival di Sanremo, la vetrina dedicata alla musica italiana per eccellenza, e per di più della sezione dedicata alle giovani proposte, ci poniamo alcune domande che giriamo a voi, ai media, alle istituzioni ed al pubblico, sperando che possano dare vita ad un confronto ed a soluzioni che vadano nella direzione che noi da sempre sosteniamo, ovvero lo sviluppo, il rispetto e la tutela dei giovani artisti italiani.

1) Dieci voti al giorno sono uno sproposito. Considerato che si dovrebbe puntare ad un pubblico “vero e ampio”, sono sufficienti uno o al massimo due voti al giorno per ogni utenza. Fermo restando che per correttezza la prima fase di gara dovrà concludersi necessariamente con il meccanismo attuale dei 10 voti giornalieri per utenza, auspichiamo che dalla seconda fase in avanti si possa restringere la limitazione, anche per contenere fenomeni di autovotazione mediante l’acquisto di schede telefoniche prepagate.
2) La Rai dovrebbe promuovere maggiormente Sanremo.59, con l’obiettivo di valorizzare la produzione emergente italiana ed offrire una reale vetrina sulle novità del settore, allargando così in modo “naturale” e spontaneo il bacino di utenza del televoto.
3) In ogni caso, considerati gli investimenti che le etichette discografiche fanno sugli artisti giovani, spesso con grandi sforzi a fronte di scarsi rientri economici, e considerato che il contest Sanremo.59 e il televoto che lo regola sono sostanzialmente basati sull’ascolto e la visione (e quindi lo sfruttamento) dei video e delle canzoni in gara, riteniamo opportuno rivedere la clausola che “regala” alla Rai i diritti sul video (peraltro senza una reale contropartita per la cessione degli stessi) e nello stesso tempo chiediamo che una percentuale dei proventi derivanti dal televoto vengano ripartiti tra gli artisti in gara in ogni singola manche. Quindi per la prima fase ripartiti tra 90 artisti, per la seconda tra 50, per la terza tra 30 e per la fase finale tra i 10 finalisti.

Dalla Rai, dal Festival di Sanremo, da chi come Paolo Bonolis si è sempre battuto per la tutela dei diritti e contro le ingiustizie, ci aspettiamo una risposta e la disponibilità ad un confronto sereno e propositivo.

AudioCoop

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