Licenze europee per la musica on line

Il Parlamento europeo ha approvato con 509 voti favorevoli, 24 contrari e 29 astensioni una risoluzione che ricorda come, alla luce del carattere territoriale del diritto d’autore e nonostante l’esistenza della direttiva europea in materia, la situazione nel settore della gestione collettiva del diritto d’autore e dei diritti connessi per i servizi on-line sia veramente complessa, «a causa soprattutto della mancanza di licenze europee».
Il Parlamento ricorda peraltro che nella sua risoluzione del 13 marzo 2007, invitava la Commissione a presentare al più presto – previa stretta consultazione delle parti interessate – una proposta di direttiva quadro flessibile, da adottare in codecisione, volta a disciplinare la gestione collettiva del diritto d’autore e dei diritti connessi per quanto riguarda i servizi musicali on-line transfrontalieri. La direttiva avrebbe dovuto tenere conto della specificità dell’era digitale e tutelare la diversità culturale europea, gli interessati più piccoli e i repertori locali sulla base del principio della parità di trattamento.
I deputati, inoltre, ritengono che, rifiutando di legiferare e scegliendo di cercare di regolamentare il settore attraverso una raccomandazione, «si è creato un clima di incertezza giuridica per i titolari dei diritti e per gli utenti, in particolare le emittenti». D’altra parte, sottolineano che l’avvio di una procedura contro la CISAC (Confederazione Internazionale delle Società di autori e compositori), avrà l’effetto di impedire ogni tentativo da parte degli attori interessati di agire insieme per trovare soluzioni adeguate, portando così ad «una restrizione della possibilità di scelta e la sparizione delle piccole società di gestione collettiva a scapito di culture minoritarie».
Questa situazione, per i deputati, riflette il fatto che la Commissione ha scelto di ignorare la risoluzione del 2007. La invitano, quindi, a garantire che il Parlamento europeo partecipi attivamente, in qualità di colegislatore, all’iniziativa sul contenuto creativo on-line.

Background
La Commissione europea ha adottato, mercoledì 16 luglio, una decisione di condanna delle restrizioni geografiche applicate da numerose società ai loro servizi di gestione dei diritti d’autori musicali. Queste prassi vietate limitano le attività delle società ai loro territori nazionali rispettivi con accordi bilaterali di rappresentazione reciproca tra i membri della CISAC («Confederazione Internazionale delle società d’Autori e Compositori», cui aderisce l’italiana SIAE). La Commissione ritiene dette prassi contrarie all’articolo 81 de Trattato sulla libera concorrenza ed esige che siano sospese, senza infliggere tuttavia alcuna multa. «Questa decisione avrà l’effetto di consentire [alle emittenti]d’ottenere i diritti per numerosi paesi presso una società di gestione collettiva» ha spiegato il portavoce della Commissaria alla Concorrenza Neelie Kroes, senza mettere in discussione il principio della gestione collettiva dei diritti d’autore.
Lo stesso giorno in cui ha adottato la decisione, la Commissione ha pubblicato un Libro Verde sui diritti d’autore nell’economia basata sulla conoscenza. Questo documento lancia, fino al 30 novembre 2008, una consultazione pubblica sulla pertinenza della legislazione europea che disciplina i diritti d’autore per una diffusione in rete efficace delle conoscenze nei settori della ricerca, delle scienze e dell’insegnamento.
Il libro verde verte su due elementi: le eccezioni ai diritti esclusivi previste dalla direttiva 2001/29/CE che armonizza alcuni aspetti dei diritti d’autore e dei diritti affini nella società dell’informazione; l’impatto di queste eccezioni sulla divulgazione delle conoscenze. Pone il problema dell’evoluzione di queste eccezioni per adeguarle all’era della diffusione numerica.
Attualmente, i musicisti di studio cedono, a pagamento, i loro diritti esclusivi a una società di produzione. La proposta di direttiva suggerisce che ottengano il diritto ad un pagamento annuale sulla durata di estensione dei loro diritti (45 anni). Questo pagamento proverrebbe da un fondo creato ad hoc che le società di produzione dovrebbero alimentare, versando almeno il 20% delle entrate provenienti dall’uso esteso dei diritti ceduti loro dagli artisti interpreti. La distribuzione agli artisti interpreti del denaro raccolto potrà essere affidata alle società di gestione collettiva dei diritti d’autore. D’altra parte, viene introdotta una clausola che permetterà agli artisti interpreti di recuperare i loro diritti quando una casa discografica non vuole più sfruttare sul piano commerciale alcune opere musicali.

Fonte: Dirittodautore.it.

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